Il Testo Primigenio

Pubblicato: 30 aprile 2011 in Senza categoria

Ok si parla tanto di scimmiette di mare. Ma chi sono? o meglio, cosa sono? Da dove vengono? Come sono nate?

A questa e ad altre domande troverete risposta nel seguente racconto.

Il Testo Primigenio. Il certificato di nascita delle mie creature. La loro Bibbia.

In verità il racconto è stato scritto per un concorso specifico e contiene riferimenti a cose, fatti e persone che voi probabilmente non conoscete. Ma quello che c’è da recepire esula dal contingente. Se poi non lo capite – Amen – questa missione non fa per voi.

Non vi tedio oltre, solo due minuti per le raccomandazioni d’obbligo.

Il testo seguente nuoce gravemente alla salute. Le sperimentazioni animali effettuate in laboratorio hanno rivelato una forte incidenza di disturbi psicofisici correlati alla lettura. In 2 casi su 3 le cavie hanno mostrato sintomi che vanno dalla diarrea alla morte immediata. In un caso il lettore si è convinto di essere una scimmietta di mare. Stiamo ancora cercando di farlo scendere dal banano in giardino.

Insomma io ve l’ho detto.

La direzione non risponde di danno alcuno.

Nemesi

La prima avventura delle scimmiette di mare

Questo è un messaggio in codice. LORO ci ascoltano.
Quanto ci tieni a uscire vivo da questa nemesi? Vuoi che la tua avventura continui e lotterai strenuamente o sei disposto a lavorare a un piano per venirne fuori entrando nella leggenda?
In ogni caso sappi che, con te o senza di te, io ti ucciderò.

Questa è matta. Ma che diavolo vuol dire?
Antonio aveva letto incredulo il messaggio poi, senza nemmeno porsi il problema di rispondere o meno, aveva cestinato il tutto ed era tornato sulla sua pagina di word.
Luca invece si era fatto grasse risate. Con una mano ad accarezzare Vale e l’altra sul mouse pensava che quella Laura doveva proprio avere qualche rotella fuori posto.

“Ciccia ma che è sta storia?“
“Ciccia lo dici a tua sorella”.
“Mia sorella non si chiama Ciccia”.
“Nemmeno io”.
“Beh era un modo per rompere il ghiaccio”.
“E invece hai rotto solo le palle”.
“Giornata storta?”
Luca era incredulo. Eh sì che non la conosceva bene ma lì su faccia libro Laura aveva sempre mantenuto un atteggiamento piuttosto amichevole.
“Hai pensato alla mia proposta?“
“Se tu me la spiegassi magari! Non è che si capiva molto da quel messaggio“.
“Sarà che sei brocco. Cmq la faccenda è questa. Bisogna sovvertire il sistema. Lì si sentono tutti troppo dio, si prendono sul serio, si offendono se li critichi, piagnucolano se ribatti, ma che palle, non ne posso più!”
“Sì, ma quindi la tua idea per fare la rivoluzione qual è che sarebbe?”
“Apri le orecchie gatto. Anzi no, visto che siamo in modalità virtuale aguzza la vista perché non lo scriverò due volte. L’idea è quella di lavorare tutti e tre alla stessa storia, la intitoliamo Nemesi e il nucleo della questione è che ci facciamo fuori a vicenda :D ”.

Ma che razza di modo di disconnettersi è! E pensare che ho sempre creduto nell’estrema intelligenza dell’animale gatto. Vabbè, la solita menata dell’eccezione che conferma la regola. Devo iniziare a entrare nell’ottica che mi toccherà fare tutto da sola. Beh da sola non proprio. Sono ormai mesi che metto su un piccolo esercito personale.

«Gino! Bino! Lina! Tina! Chiamate gli altri a raccolta, dobbiamo elaborare un piano e dividerci in squadre.
Squadra uno a Palermo.
Squadra due a Firenze.
Squadra tre a Udine .
Squadra 4 con me all’ikea.
Uno e Due ricordate che mi servono vivi. Voi della tre invece potete divertirvi».

Vedere Cattivissimo Me è stata un’illuminazione. Troppa invidia per quel dannato di Gru e i suoi minion. Allora mi sono incaponita che dovevo averli anche io. Stronzate! Dei minion nemmeno l’ombra, neanche a pagarli oro su Ebay. Allora mi sono decisa a provare con le scimmiette di mare. In fondo ho sempre pensato che gli snorky sotto sotto fossero dei fottuti bastardi. Quello verde specialmente aveva un non so che di frocio sadomaso.
Trovare il kit non è stato difficile, col mio visino candido mi sono avventurata nel negozio di giocattoli sotto casa e ne ho prese due confezioni. Fin qui tutto ok, ma il bello è venuto dopo. Cliccando e googlando qua e là è venuto fuori che questi graziosi animaletti sono sensibilissimi alle mutazioni genetiche. Non a caso hanno resistito sulla terra per milioni di anni adattandosi alle più disparate condizioni idro-termo-geo-fisico-ambientali, in barba persino a quei gradassi dei dinosauri. Sì sì erano proprio perfetti. Per allevarli al meglio, mi sono fatta mandare da alcuni amici di Taranto un paio di silos pieni di liquami di scarico dell’Ilva. Ed ecco che in tre mesi il mio seminterrato ha iniziato a brulicare di decine di scimmiette sgambettanti. Sì, decine, perché quei mostriciattoli scopano come conigli e si riproducono alla velocità della luce, crescono in fretta e hanno un QI di 267. Ma la cosa più meravigliosa di tutte è che mi chiamano mamma.

Squadra 4

Portare in giro le mie scimmiette non è così semplice ma con un po’ di fantasia riesco sempre a spacciarle per dei bimbi. Ok, non sono proprio belle da vedere. Ma la storia che tutti i bimbi sono carini e graziosi è una leggenda. Ho visto bimbi brutti io, bruttissimi. Quindi esistono. I miei sono solo un po’ sotto la media. E puzzano di stagno.
Poi nel regno dei mobili in kit, loro che in kit ci sono nati, vengono sempre assaliti da un incontenibile entusiasmo.
Io invece mi sento smarrita. Quei nomi assurdi, la folla, i colori, il bombardamento continuo non fanno proprio per me. E poi mi manca il mio pc. Non sono nessuno io senza il mio pc! Ma questa missione richiede la mia presenza. Un gruppetto di esserini alti ottanta centimetri senza un adulto al seguito avrebbe potuto insospettire qualcuno.
Quindi ci siamo avventurati per la sala esposizioni prendendo nota del necessario. Una parete attrezzata Besta, Un paio di piani di lavoro Lagan, e poi Bjarnum, Blecka, Vallvik e tanta altra roba svenka di cui non riesco a pronunciare nemmeno il nome. Loro invece sì che ci riescono. Nel loro patrimonio genetico è insita la conoscenza di una quindicina di lingue. Sanscrito antico compreso.
«Rosso!»
«Blu!»
«Giallo!»
«Viola!»
«Verde!»
«Non fate gli sciocchi e non litigate. Piuttosto seguite il progetto! Chi ce l’ha?»
Gino tira fuori un foglio stropicciato con una stampata in bianco e nero della peggior immagine di Ufo Robot che si possa trovare in rete.
«Gino sei un idiota! Te lo sei giocato a cityville il tuo QI? Qui non si vedono i colori e poi il nostro nemico non è Ufo Robot ma Mazinga!»

Squadra 1

A Palermo fa un caldo boia e le mie scimmiette il caldo lo soffrono perché anche se si sono adattate a vivere fuori dall’acqua hanno comunque la pelle delicata. Ma si sa, il lavoro è lavoro. Dopo una colazione a base di pani ca meusa, panelle e un paio di stigghiole, Rino e Bina si sono appostati nei pressi della macchina di Antonio.
«Quando scende, che mi batte il sole sulla capoccia?»
«Farà presto. Gli ingegneri sono gente precisa, puntuale».
«Sì, ma anche quelli siciliani?»
«Ah beh, questo potrebbe essere un problema però, se il mio intuito da scimmietta femmina non mi inganna, tenuto conto che le sue lezioni iniziano tra un’ora, applicando il coefficiente di traffico, dividendo per la distanza in linea d’aria, sommando la variabile di incertezza stradale e dividendo per il numero di cantieri disseminati lungo il percorso, dovrebbe uscire da quel portone esattamente tra 5-4-3-2-1»
«Minchia!»
Ci mettono appena un attimo a richiamare con un fischio gli altri, accerchiarlo, stordirlo cantando Vitti ‘na crozza in si bemolle e infilarlo in un sacco scuro. Antonio non ha avuto nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo. Anzi forse sì ma non vuole ammettere a se stesso che una gang di scimmiette transgeniche l’ha appena fregato. Nella sua mente da ingegnere queste cose proprio non possono accadere.

Squadra 3

A Udine c’è il gelo. Ed è notte. Un gelo stellato. In tutti i sensi.
(Che dire, i pensieri delle mie scimmiette a volte sono stupidi quasi quanto i miei).
Comunque questa è la missione più importante di tutte. A che serve far fuori i nemici se non puoi accaparrarti un premio? E quale premio è più premio della preziosissima maglietta “del sopravvissuto”? E quindi ho istruito per bene i miei soldatini che si sono mostrati tutti contenti e ringalluzziti. Ma ciò che li eccita come mandrilli non è l’importanza strategica del compito loro affidato quanto il fatto che questa missione è senz’altro la più divertente. Mentre le altre squadre devono solo accalappiare gli sfigati che la mamma vuole punire a loro non è stato posto alcun limite riguardo a violenze e torture.

«Ciao Raffaele!»
Gelo strabuzzò gli occhi ripromettendosi di non mischiare mai più la pizza ai peperoni con l’impepata di cozze che, si sa, tra i monti quella roba non arriva mai troppo fresca. Anche le quattro bottiglie di birra forse erano state un’esagerazione, ma tant’è, se l’effetto era quello, valeva la pena di stare al gioco, magari ne sarebbe uscito lo spunto per un racconto.
«Che razza di verrucosi animaletti siete voi?»
«Come? Non ci riconosci? Siamo i tuoi amici immaginari!»
«Questo lo escludo anzichenò! Li conosco bene i connubi putrescenti della mia mente. Si chiamano Charlie e Pongo e appartengono alla sottospecie dei vermi ciccioni non dei mostribondi come voi».
«Allora facciamo che siamo degli amici nuovi, degli amici potenziali, e adesso vogliamo giocare con te».

Il gruppetto di creature fissava con cupidigia e un pizzico di disappunto la maglietta di Raffaele. Mamma non sarebbe stata affatto contenta di quella macchia di sugo sul suo premio. Lui, dal canto suo, iniziava a innervosirsi. Che cazzo volevano quelli da lui? Afferrò la sua fida penna e provò a colpirli brandendola a mo’ di spada.
«Via! Via! Andate via oscenevoli cloni di dodi inferociti!»
E gridava e si agitava. Ma Lina, Mino e Tino oltre a essere intelligenti sopra la media erano anche velocissimi, campioni imbattuti di tutte le competizioni sportive organizzate tra scimmiette di mare. In meno di dieci minuti Raffaele era stanco come un maratoneta al trentanovesimo chilometro. A quel punto, mentre lui riprendeva fiato, i furbissimi amichetti trovarono il modo di immobilizzarlo.
«Attack!»
Un’abbondante colata sul piano del tavolo e via, la prima mano era bloccata. Appena qualche attimo e toccò alla seconda. I tre si guardarono soddisfatti, poi Mino, che era il più acuto, e anche un po’ scassacazzi, disse:
«Ok ma adesso la maglietta come la prendiamo?»
«Forbici?»
«Sì, e poi chi la sente la mamma?»
Terrorizzati dall’incombente fallimento e dai terribili rimproveri che li attendevano al loro ritorno, scoppiarono tutti e tre in un pianto dirotto. Se le loro voci erano già odiose, il loro piagnisteo lo era ancora di più. Gelo già afflitto per la triste sorte toccata alle sue mani decise di alienarsi nell’osservazione dei gechi sul soffitto.
«Trovato!»
«Cosa?»
«La soluzione!»
«Quale?»
Tino indicò le braccia del loro amico.
«Sono queste che bloccano la maglia. Però mamma dice sempre che le macchie di sangue sono facili facili da togliere».
Senza aggiungere altro tirò fuori un machete e tranciò di netto le braccia di Raffaele.
A quel punto i tre, felici e contenti, saltellando tra gli zampilli di sangue che sfontanavano a fiotti dal corpo della vittima, si accaparrarono il preziosissimo trofeo.

Squadra 4

Le mie scimmiette sono proprio infaticabili. Hackerando il sito della Nasa sono riuscite a rubare il modello di uno space shuttle di ultima generazione. Certo non si può dire che il risultato finale sia tale e quale al progetto iniziale ma alla fine, lavorando un po’ di intuito e sostituendo le mattonelle di silicio con il truciolato laccato dell’ikea, il prototipo per il grande lancio è bello che pronto. Il motore poi è un vero gioiellino, una turbina sottratta al rottame di un aereo militare pronto per la pressa in uno degli sfasciacarrozze sulla Salaria. Con un paio di interventi e messe a punto romba che è una meraviglia.
Quando la turboventola si mette in moto attenti a non trovarvi nei paraggi a meno che non vogliate diventare cibo per gatti! Mmm questa sì che è un’idea.
Gino alla fine è riuscito a scaricare l’immagine giusta e sovrapponendo il progetto dello shuttle alla carrozzeria di Mazzinga è stato capace di costruire un vero gioiellino. E poi l’arredamento Ikea lo rende così confortevole! Ci ho abitato per due giorni in attesa che tornassero le altre tre squadre. Un vero peccato pensare che non appena il motore a reazione entrerà a regime e passerà il primo strato dell’atmosfera, la pressione ne farà poltiglia. Una pioggia di brandelli robotici che cadrà come neve sul mondo disintegrandosi prima dell’impatto. E disintegrando il suo contenuto.

Squadra 2

A Firenze il tempo è splendido, il sole c’è ma non brucia, il cielo è limpido e gli uccellini cinguettano felici. Ok, gli storni fanno schifo a tutti ma non è il caso di soffermarci sulle sottigliezze.
Il teatro è ancora deserto ma Dino e Zino fanno un gran fracasso. Il primo in piedi al centro del palco decanta l’Amleto reggendo in mano la testa del custode, l’altro cerca di capire se per interpretare il Cyrano sia meglio indossare il naso della bigliettaia o quello del tecnico audio.
Quando Luca entra nella sala, le altre scimmiette che fanno parte della squadra, la più numerosa (Firenze coi suoi trascorsi di storia e cultura è una meta ambitissima per quegli animaletti), si preoccupano di chiudere le porte.
Quella sarà una prima privatissima.
«Che diavolo succede?»
«Benvenuto alla prima lezione di improvvisazione!»
«Chi siete voi?»
«Siamo le muse e siamo qui per ispirarti».
«Sì, iniziamo con un’improvvisazione semplice. Immagina di essere un gatto nero che cammina».
Luca era stato preso alla sprovvista. Che cavolo erano quei “cosi” e che volevano da lui? Poi tirò un sospiro di sollievo pensando che probabilmente era arrivato troppo presto e si era ritrovato nel bel mezzo delle prove dell’altro gruppo, i Bauahus Sperimental Dramedy Art Attack & Co. Si mosse allora per andar via ma le tre porte del teatro erano presidiate da altrettante creature e, anche se la loro mole non era consistente, le mazze chiodate che stringevano al petto lo erano eccome.
«Non va affatto bene! Affatto bene! Un gatto farebbe almeno miao o meow o frrrr».
«Qui bisogna proprio partire dalle basi!»
«Su Su avanti, essere o non essere?»
«Guarda, non inizio io perché poi non avresti più voglia di esibirti, il mio Amleto è insuperabile».
Luca continuava a fissarli ammutolito. Non sapeva che dire, non sapeva come muoversi, non sapeva nemmeno con chi aveva a che fare, ma l’idea che si trattasse di “colleghi” si stava via via disintegrando.
«Non so chi siete ma aspetto il mio gruppo per le prove, credo che dovreste lasciarci il palco adesso».
«Ma che versione dell’Amleto è questa? Di certo non quella shakespeariana, è una rivisitazione, una modernizzazione, una rilettura? Però devo dire che non mi dispiace. Su continua!»
«No, non ci siamo capiti, io non sto recitando né ho intenzione di farlo finché non sarete andati via».
«Senti amico, collega, caro. Hai bisogno di concentrazione, mi sembri troppo coinvolto dal contingente per poter dare animo all’immanente. Prova con il metodo Stanislavskij, respira, inspira, cerca la tua dimensione patemica, trova il personaggio dentro di te…»
«Basta!»
Adesso Luca era davvero fuori di sé. La creatura invece sembrò non scomporsi nemmeno davanti a tanta ira.
«Basta? Ok, come preferisci. Pino! Nino! Fina! Prendetelo!»
Mentre i tre, richiamati dalla loro postazione di presidio alle porte, si avvicinavano minacciosi Luca ebbe solo il tempo di sentire l’odiosa voce della creatura sul palco che iniziava a decantare in maniera vergognosamente sgraziata il monologo dell’Amleto. Svenne giurando a se stesso che quella che lo strano essere teneva in mano era la testa di Jacopo, il vecchio custode del teatro.

Squadra 3

La piccola aeronave si sollevò senza sforzo tra la nebbia della pianura padana. Giusto il tempo di inserire i dati di navigazione ed era scomparsa nello spazio tempo viaggiando a una velocità supersonica e in modalità stealth.
Quello sì che era un gioiellino, mica un prototipo approssimato. Per la riuscita della missione non avevano badato a spese.
All’interno Lina, Mino e Tino guardavano perplessi la maglia conquistata.
«Calda!»
«Fredda!»
«Ma un po’ di ammorbidente?»
«Forse del sapone di Marsiglia!»
«Io so che le macchie di inchiostro si tolgono con il latte».
«Ti sembra inchiostro questo?»
«No, ma magari funziona lo stesso».
«Vi dico che deve essere calda!»
«No, la mamma ha detto che deve essere fredda».
Insomma quelle maledette macchie dovevano andar via ma i tre non ricordavano un tubo della giusta procedura. D’alta parte quando sei membro di un esercito del male e hai un quoziente intellettivo da Einstein al cubo certi problemi non dovrebbero proprio esistere. E invece eccoli lì i mostriciattoli a contrattare e battibeccare sul tipo di lavaggio migliore per ripulire il loro trofeo.
Alla fine la soluzione per mettere tutti d’accordo era stato infilare la maglia in lavatrice (Eh sì l’ho detto che quell’aeronave era un gioiellino dotato di tutti i comfort) facendo un giro a caldo e uno a freddo. Avevano poi versato nel cassettino un tappo di bagnoschiuma sandalo e patchouli, uno di alcool etilico, un cucchiaio di latte in polvere e una spruzzata di bioshout lo scioglimacchia. Quando l’avevano tirata fuori era un disastro: il colori si erano mischiati e confusi fino a diventare una nuvola così disordinata da sembrare una mimetica dell’esercito americano. Della scritta era rimasta solo qualche lettera. Era terribile. Quella cosa alla mamma non sarebbe affatto piaciuta! Le tre scimmiette dovevano trovare un rimedio. Fecero un attimo mente locale e capirono che c’era solo una persona che poteva aiutarli. L’unico vero detentore del giudizio e della sapienza. Colui che è saggio, tanto saggio che più saggio non si può. L’essere che ha sempre la risposta a ogni domanda, la soluzione a ogni problema e una formula matematica per risolvere una questione letteraria: Il Garzone.
Un po’ intimoriti ma allo stesso tempo consapevoli di non aver altra scelta composero il suo numero di telefono dal satellitare di Mino.

Tutti insieme appassionatamente

La fine di una missione è sempre una festa, ma oggi lo è ancora di più perché il compito questo volta non è stato dei più semplici, nulla a che vedere coi soliti incarichi. Non si è trattato di rubare in un supermercato o bucare le gomme di un cretino che aveva fatto arrabbiare la mamma. Qui si è consumato un vero e proprio progetto delinquenziale, studiato nei minimi dettagli, con tanto di piani, piante e interventi programmati.
Eppure il bello deve ancora arrivare! Tutti riuniti in giardino, ci apprestiamo al grande lancio stringendo tra le mani cartoni pieni di popcorn e ingollando litri di coca cola con la cannuccia. La mamma per l’occasione ha indossato pure il vestito buono. Quello del funerale della zia Innocenza.

«Tesori miei è tutto pronto? Avete messo dentro Alessanto?»
«Certo! Il prototipo volerà per 18,7 minuti prima di iniziare surriscaldarsi, perdere i pezzi e disintegrarsi. Secondo i miei calcoli la distruzione totale avverrà intorno al minuto 29. Sarà una lunga agonia».
«Bene! E L’altro?»
«Il-gatto-nero-che-cammina è già legato alla turbina, come progettato verrà risucchiato dentro nel momento esatto in cui Ufo Robot passerà sopra il gattile».
«Mazinga idiota! Non Ufo Robot! Quante volte te lo devo dire!»
«Ma mamma questi cosi sono tutti uguali!»
«E il mio premio dov’è?»
Lina, Mino e Tino si guardavano imbarazzati, cercando di trovare una risposta sensata, non balbettare mentre si arrampicavano sugli specchi e nascondere le gambe che tremavano in maniera evidente. Il Garzone aveva promesso di venire e portare un altro trofeo. La mamma sarebbe stata contenta di averne uno nuovo e non un feticcio sudato e macchiato di seconda mano e alla fine loro se la sarebbero cavata egregiamente. L’appuntamento era fissato per le 15.40 appena qualche minuto dopo il lancio. Non gli restava che prendere tempo.
«Cinque
Quattro
Tre
Due».
«Buonasera a tutti».
Il Garzone era spuntato appena in tempo per interrompere il decollo. Che fastidiosa incursione! Mannaggia a lui e alla squadra di loschi figuri che lo accompagnava. Tra tutti spiccavano un vampiro emaciato e un trans intergalattico.
«Vedi mamma? Il premio è arrivato!»
«Potete dirlo forte. Un premio unico e irripetibile, molto più prezioso di quello precedente, anche perché assolutamente personalizzato» aveva aggiunto il Garzone sogghignando.
L’idea di un trofeo tutto per lei aveva acceso in Laura una strana eccitazione. In un attimo si era dimenticata della missione, del lancio, della sua rivoluzione e di tutti i propositi di vendetta.
«Dov’è? Dov’è? Ripeteva, smaniosa di vedere quella meraviglia».
Il Garzone aveva fatto un cenno ai suoi uomini, appena un’alzata di capo accompagnata da un mugugno. Quelli si erano avvicinati alla ragazza e l’avevano imprigionata in una camicia di forza. Sulla schiena la scritta “Io sono un sopravvissuto” era stata cancellata e rimpiazzata dalle parole Fun cool.

Commenti
  1. [...] allevarle, nel suo seminterrato è Laura Platamone, che dopo la prima missione all’Ikea, mette a vostra disposizione il super QI di questo gruppetto di scimmie geneticamente modificate [...]

  2. Stefano scrive:

    Veramente stupendo o.o
    Non c’ho capito molto, ma è veramente stupendo XD

  3. Stefano scrive:

    Già fatto e prenotato :D

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