Il Consiglio di Famiglia ovvero Vi presento la Giuria!

Pubblicato: 20 settembre 2011 in Senza categoria

È da ore che le scimmiette si affannano in cucina, armeggiano con pentole e taglieri. Il motivo è presto detto: Oggi è festa grande! Il compleanno della Mamma, ricorrenza nazionale per le scimmiette, l’unico giorno in cui si riunisce il Consiglio di Famiglia. A dirla tutta sarebbe anche la prima volta che si fa questa cosa. Ma insomma prima di adesso niente scimmiette, niente amici, niente famiglia. Chi mai avrebbe dovuto riunirsi? E poi come se non bastasse c’è anche un altro motivo per festeggiare. La fine del Gran Prix! Quel cazzo di un concorso infinito in cui la Mamma si è lasciata coinvolgere da quel certo Aguzzino… il tipo vinto al Nero Premio. ‘Sti stronzi della Tela Nera, mai che organizzassero un premio come si deve! Con dei soldi in palio per esempio. Tanti soldi, o una fornitura vitalizia di arachidi e banane. Cose utili insomma. No la Mamma ha vinto ‘sto tizio che si crede uscito direttamente dall’inferno, affetto da personalità multipla. In verità fa il ragioniere sulla tuscolana, ma ogni tanto se ne va in giro a mietere anime. Oggi infatti chissà dov’è.

Le scimmiette invece sono tutte qui, nel loro ritrovo bunker su Monkey Island. Dopo aver impalato Guybrush Threepwood e la sua irritante consorte Elaine e stretto un patto di sangue col simpatico pirata non morto Le Chuck, Tina e Lina hanno già apparecchiato la tavola. La tovaglia è quella buona, di Cantù, ricamata a mano dalle abili dita delle schiave cinesi rapite per l’occasione. Hanno passato due settimane rinchiuse nel seminterrato a lavorare in condizioni a loro ottimali: poca luce, niente cibo, sedici ore al giorno. Paga in nero, ovviamente, trentadue centesimi lordi l’ora più una manciata di noccioline.

«Mino! Hai preparato la salsa di arachidi per condire il filetto di omo promo?!» tuona la Mamma senza alzarsi dal divano. Dirige i lavori incapace di staccare un attimo gli occhi dalla tv. Le scimmiette le hanno fatto proprio un regalo meraviglioso. Un dvd con tutti i momenti più belli passati insieme. Dalla loro nascita alle missioni più recenti, passando per il primo bagnetto e quella volta che Nino aveva mal di pancia e ha pianto per una notte intera facendo registrare smottamenti in tutti i sismografi del circondario.
«Mamma» dice Mino col suo amore per la precisione e una gran dose di scassacazzitudine «Non si tratta di un qualsiasi omo promo! Quello è un genio del marketing. Mastrota gli fa ‘na sega. Quello venderebbe sua madre a suo padre! È di razza Valsecca. Ha carni pregiate forgiate da lunghe corse e ammorbidite dalla contaminazione elettromagnetica dei suoi gadget tecnologici»
«Sì, ma ribadisco. È pronto?»
«ehm…» Mino prende tempo.

Missione ragno

Gino, Bina e Rino questa volta devono dedicarsi alla delicata missione di reperire il cibo. Non sono molto convinti però. La foto segnaletica non lascia dubbi, questo Valsecchi non gliela racconta giusta.
Ma almeno sanno dove trovarlo. La sua scheda parla chiaro.

Bina indossa gli occhialetti a forma di cuore da scimmietta Lolita, legge le poche righe che accompagnano la foto e poi, con la sua aria da saputella, illumina i fratelli «Il tizio si ammazza di corsa per ore, blaterando della panza e dell’età che avanza, e poi finisce sempre per concludere la serata in una bettola da quattro soldi gestita dal suo intimo, e quando dico intimo non scherzo affatto, amico Giggi il barbone. Anche in questo caso le prove sono schiaccianti». Incapace di trattenere un sorriso malizioso allunga ai due una seconda foto.

«Bleah» grugnisce Rino sputacchiando a destra e a manca.
«Non fare troppo il sofisticato» ribatte Gino, «sapevamo che sarebbe stato un lavoro sporco. Adesso mettiamoci in posizione d’attesa, non possiamo lasciarcelo fuggire. Se la Mamma resta senza la portata principale della cena come minimo ci manda in uno stagno a dal lezioni di bon ton ai girini».
Inorridite all’idea di quella triste eventualità alle scimmiette non resta che aspettare che passino un paio d’ore e di bottiglie. Quando ormai stanche e afflitte non hanno più nemmeno la forza per distrarsi giocando a morra cinese, ecco che i loro occhi puntano la porta del locale che si apre sbattendo.
«È lui?» dice Gino sussurrando. Bina fissa sconcertata l’essere in stato precomatoso che si strascina fuori dalla locanda pulciosa, poi sposta i piccoli occhi da scimmietta femmina e intelligente sulla foto segnaletica e, convinta di ciò che sta per dire, sentenzia solenne: «Sì è lui il nostro omo promo!»
In men che non si dica Rino indossa il costume da spiderman e spritza di qua, spritza di là, imprigiona l’alcolico malcapitato in una fitta tela. La tela nera. Le scimmiette ridono al pensiero di quello che stanno per dire, poi all’unisono esclamano: «Nella tela!»
Alessio, imprigionato come un salame, cerca di fare la conta di quanti bicchieri ha mandato giù ma si addormenta contandoli come se fossero pecorelle che allegre e gioiose saltano la staccionata per accompagnarlo nel mondo dei sogni. Il suo ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi in un sonno profondo è che quel Giggi il barbone, che mesce il vino con l’idraulico liquido, con lui ha chiuso.

La zia Fede

Nella sala Ovale del bunker è appena arrivata la zia Fede. Le scimmiette le saltellano intorno sorridenti. Lei ride a Mino, fa una carezza a Bino, lancia uno scappellotto a Gino, sputa in faccia a Zina. Poi scoppia in un pianto dirotto. La Mamma, alla ventisettesima replica dell’idillio familiare in dvd, si indispettisce un po’ ma cerca di darsi un contegno, bisogna essere comprensivi con la zia bipolare, quindi si alza dal divano in cui era sprofondata e va a salutare.
«Cià fè!»
«È milanese? Non sei ancora partita e già parli l’idioma indigeno?»
«CIAO FEDE, non è milanese ma solo una forma di crasi, oggi sono in fase di risparmio linguistico, non vorrei affaticare troppo le mie corde vocali e perdere la capacità di regalare ai miei ospiti una piacevole conversazione durante la cena».
«Ah beh, se il buon risultato della cena dipende dalla tua capacità oratoria siamo a cavallo».
«Sai bene che non mangio carne equina. Stasera il menù prevede piatti più raffinati».
«Sì immagino, banane, noccioline e qualche crosta di pane».
«Mi ricordi perché ti ho invitata?»
«Perché mi vuoi bene?» dice lei sgranando gli occhi manco fosse il gatto di Shrek
«Perché mi fai pena?» ribatte la mamma gelida come un ghiacciolo.
Federica è una collega della Mamma, nel senso che anche lei fa la caccia ai refusi e la paladina della grammatica. Si sono conosciute in ospedale. Entrambe ricoverate d’urgenza per un attacco di ulcera perforante indotta da un un “perché“ scritto con la “K“ e l’accento sbagliato. Capite bene che una sintonia del genere non poteva passare inosservata. E allora cassa una “K” oggi, aggiusta un accento domani, hanno scoperto di avere più di una cosa in comune. Tutto tranne i disturbi psichici, la zia è bipolare, la mamma è istrionico/narcisista con qualche sprazzo di mania di grandezza.
«Bello il vestito sei passata alla caritas?!»
La zia Fede si chiude nel suo mutismo. A quella cattiveria non sa proprio come ribattere. Mentre il buio si fa strada nei suoi occhi e lei cerca di decidere tra sé e sé se preferisce risolvere con un’esplosione di gioia o una crisi isterica ecco che arrivano Mino e Zina tutti trafelati.

Il Vampiro

«Mamma, Mamma, c’è Il Vampiro!» urla Mino.
«Incredibile! È puntuale! Addirittura in anticipo» gli fa seguito Zina.
Dietro di loro un’ombra nera e affilata si avvicina facendosi strada lungo il corridoio.
«Avrà fiutato la birra all’olio di ricino che risposa a nelle dodici casse prenotate per l’occasione» aggiunge la Mamma senza scomporsi più di tanto.
«Buondì stregaccia!» fa l’ospite col suo sorriso che si confonde nelle occhiaie.
«Benvenuto nel mio umile covo Vampiro dei miei stivali» risponde lei mostrando i nuovi calzari di pelle di dodo con tacco 15.
«Come cazzo fai a reggerti su quei cosi?»
«Come cazzo fai tu a andare in giro senza la camicia di forza?»
«Ormai è demodè e poi con quella non potrei esibire questo» e così dicendo si strizza tutto per gonfiare il suo esile bicipite montato sopra un braccino da dodicenne. Il ghirigori tribale che gli riempie il braccio sussulta leggermente per poi tornare ad agonizzare in quell’ammasso di pelle e ossa.
Maschi tzè pensa la Mamma guardando dall’alto in basso quello spilungone anemico. Anche lui è stato raccattato in un qualche concorso letterario, ma questo non l’ha vinto, stava tra i premi di consolazione. Campione Nazionale di gara di rutti, solo la Mamma era riuscita a battere il suo record leggendario di 265 decibel.
Poi alla fin fine in quei rari momenti di serietà non era nemmeno così male. Peccato che capitassero una volta ogni trecento anni per il resto era una rottura continua. E poi quella storia del vampiro. Ma non lo sa che per vantare certe propensioni ci vuole anche un certo stile? Guardatelo, camicia bianca che fa risaltare il suo colorito grigiastro e cravatta – cavoli ha messo la cravatta! – sì peccato che sembri quella indossata da Mino il giorno della prima comunione. Lunghezza 27 cm, larghezza 4. Al collo di quello spilungone sembra più un cappio malfatto. Però almeno ha messo la gelatina sui capelli. Profuma di grasso da carrozziere, fumo di sigaretta e birra di terz’ordine. Sembra un potpourri. Non sarà facile gustarsi la prelibatezza della cena con questo diffusore air week andato a male seduto a tavola. Ma ormai è qui…

*****

Mentre la Mamma si perde nelle sue congetture e nelle reciproche presentazioni dei primi due ospiti. Il campanello inizia a gridare. Gridare, un termine scelto mica a caso. Sull’uscio è stata installata una scimmia urlatrice bionica. Oltre a rimandare l’immagine di chi sta sull’uscio attraverso un circuito a fibre ottiche che si collega a terminali al plasma (umano) disseminati in vari punti del bunker, grida che è un piacere. Invece dell’indisponente drin drin da campanello tradizionale c’è un bell’uaaaarrrggghhhh di benvenuto. Stavolta però l’urlo non accenna a placarsi. Chiunque sia si sta accanendo sulla coda prensile dell’animaletto con inusitata violenza. O ansia. Ansia, ecco. Può essere solo Paperino. E infatti…

Paperino

«È qui la festa?!» esordisce quello ficcando un cappellino di carta sulla testa della zia Fede e una trombetta tra le labbra del vampiro. Avrebbe fatto il contrario se non fosse che per raggiungere la cima dello spilungone avrebbe avuto bisogno di una scala. Gli occhi della Mamma lo inceneriscono in due millisecondi. «Questa è una riunione importante! Mica una festicciola da ragazzetti! Abbiamo da parlare di cose serie!»
«Ok, potrei aver esagerato, ma non volevo, ti prego scusami, lo sai quanto ci tengo a fare bella figura…» ribatte quello con una punta di imbarazzo che gli arrossisce il viso, riponendo nella borsa la fornitura di gadget che si era portato appresso.
La mamma continua a fissarlo con quello sguardo truce. Paperino si fa piccolo piccolo, sa di avere il carbone bagnato, vorrebbe scappare con la coda tra le gambe, ma la coda di un papero non permette certe evoluzioni. Allora si limita ad abbassare lo sguardo e aggiungere sussurrando: «sono certo che le scimmiette avranno bisogno di una mano, ci vado io, vado io ad aiutarle in cucina, io sono bravissimo ad aiutare gli altri, se c’è qualcosa da fare fatela fare a me!» pronunciando la frase manco fosse un politico in campagna elettorale gonfia il petto e si ringalluzzisce tutto. Ma proprio nel momento in cui sta per voltarsi sui tacchi e avviarsi per il corridoio, la mamma lo afferra per la spalla. «Sai che non ho ancora ricevuto la tua biografia? Te l’ho chiesta più di dieci giorni fa… è stato molto difficile organizzare un Consiglio di Famiglia come si deve senza la tua presentazione. Potresti essere chiunque, e io ho decine di autori a cui rendere conto, come faccio a giustificare la scelta di averti inserito nella cerchia dei prescelti, l’esclusivissima giuria che valuterà le missioni del Kill your writer? Pensi che sia facile? Pensi che sia un gioco? Pensi che ora farei male a dire alle scimmiette che abbiamo un ospite in meno e una portata in più?»
Paperino è visibilmente in difficoltà, si gira e si rigira, si guarda intorno, implora con gli occhi un aiuto da parte degli altri due ospiti, ma quelli bastardi più che mai gli sventolano sotto gli occhi i fogli vergati con le loro note biografiche e poi fanno spallucce.
«Stronzi…» biascica il povero papero in difficoltà.
Per fortuna proprio quando paonazzo di indecisione non sa più che pesci prendere e inizia a disperare, all’ingresso iniziano a squillare le trombe. Certo Mino e Lino avrebbero preferito trombare le squillo ma con la Mamma tra i piedi gli istinti vanno tenuti a bada. Lei li tratta ancora come dei bimbetti anche se hanno già quasi un anno e gli ormoni di un tirannosauro in calore. E comunque, quell’avviso festoso può voler dire solo una cosa. Puntualissimo come al solito sta arrivando l’ospite d’onore.

Il Garzone

Le scimmiette, gli ospiti, la mamma, persino, le zanzare e gli orologi: tutto tace. Solo lo squillare delle trombe accompagna l’incedere dell’unico vero detentore del giudizio e della sapienza. Colui che è saggio, tanto saggio che più saggio non si può. L’essere che ha sempre la risposta a ogni domanda, la soluzione a ogni problema e una formula matematica per risolvere una questione letteraria. Il Garzone.
In verità il primo approccio tra la mamma e il suddetto non è stato troppo pacifico:

“Il Garzone aveva fatto un cenno ai suoi uomini, appena un’alzata di capo accompagnata da un mugugno. Quelli si erano avvicinati alla Mamma e l’avevano imprigionata in una camicia di forza. Sulla schiena la scritta “Io sono un sopravvissuto” era stata cancellata e rimpiazzata dalle parole Fun cool”.

Sì, ma questa, a distanza di sei mesi è acqua passata. Già mentre trasferivano la Mamma sulla misteriosa isola di Malapunta quei due si erano ritrovati a cincischiare come vecchi amici. Si sa, la Mamma ha sempre avuto un debole per i felini e loro, d’altronde, ce l’hanno per lei. Quando ha scoperto che il Garzone oltre a sfornare massime zen sapeva anche fare le fusa sono bastati un paio di mucimucimiciomiao e tutto è cambiato in un battibaleno. Il sorriso che gli riserva è carico di rispetto e gratitudine. Finalmente in quella stanza è arrivato qualcuno con un QI degno del suo. Le scimmmiette ne hanno troppo, gli altri ospiti…beh…ehm… meglio lasciar perdere.

«Benvenuti amici! Adesso che ci siamo tutti e le presentazioni sono state fatte possiamo accomodarci e dare inizio al Consiglio di Famiglia». La Mamma cerca di mantenere un’aria solenne ma si vede che è eccitata come un talebano alle prese con le sue sette vergini.
«Bene si mangia!» esclama Paperino
«Bene si beve!» gli fa seguito il Vampiro
«Bene» ribatte la zia Fede incapace di decidere se quel Consiglio sia un bene o un male.
«Miao» conclude il Gatto/Garzone che ha sempre l’ultima parola.
La mamma gli dà un buffetto sulla testa pelosa e poi con aria solenne prosegue «non abbiate fretta amici, prima di tutto siamo qui per avere i dati ufficiali del Project»
In quel momento si materializzano Gino e Rino vestiti da araldi, srotolano una pergamena e inziano a leggere. «Con l’autorità conferitaci da Sua Maternitudine la Signora Mamma proclamiamo aperto il Consiglio di Famiglia ma prima…» e lì parte il coretto dell’happy birthday. La Mamma è così commossa che quasi si lascia soffocare da lacrime e singhiozzi. Come sono affettuose le sue creature e com’è bella e piena la vita da quando loro sono arrivate. Ripensa a ogni fotogramma del DVD che ha già visto qualche decina di volte. Sì, è proprio felice.

Passato il momento di gioia e comunione familiare canterina, i due mostriciattoli riprendono la loro lettura «a quattro mesi dal lancio della missione Kill your writer abbiamo ben 50 autori moribondi, alcuni vivi, alcuni già morti, tutti faranno una brutta fine. Certo è ancora dietro l’angolo il pericolo Merda D’autore, ma possiamo senza dubbio affermare che i giochi hanno inizio, non rimane che suggellare questo momento di festa con la Sacra investitura dei giurati». E così dicendo Rino caccia fuori da sotto il mantello una Durlindana che gronda acqua santa e succo di banana. Si avvicina minaccioso al capo della zia Fede, già inginocchiata per ricevere il suo mandato ma la Mamma lo ferma.
«Non avere fretta tesorino pulcioso, sai bene che le cose importanti è meglio farle a pancia piena. Ho fame. Dov’è il nostro pranzo?!» Gino e Rino si guardano terrorizzati dileguandosi in meno di un secondo. La Mamma coglie subito un che di strano in quella veloce dipartita. C’è qualcosa che puzza, fosse la cena avrebbe già la risposta al suo interrogativo, ma no, nell’aria si sente solo l’odore stantio del Vampiro. Sul fatto che la cena non sia andata in fumo può metterci la mano sul fuoco ma qualcosa continua a non tornare. Chiama Tina e Lina urlando di servire la portata principale. Ha davvero voglia di stupire i suoi ospiti con quella valsecchiana prelibatezza ma delle scimmiette nemmeno l’ombra. Allora decide di andare lei stessa in cucina a sincerarsi dell’accaduto.

Appena varca la porta, un silenzio immobile e innaturale l’accoglie. Le scimmiette sono tutte pietrificate nei paraggi del forno. No, un attimo, quello non è il forno! È la macchina scimmietta-neuroni. Una delle ultime invenzioni di Mino. Prima che possa avvicinarsi più di tanto a capire che succede, Lina, Tina e Gino la circondano e iniziano a scusarsi, saltellando e frignando con le loro voci odiose. «Mamma, non l’abbiamo fatto apposta! È tutta colpa di Mino che per integrare la sua diavoleria nell’arredamento della cucina l’ha fatta uguale al forno!» «Mamma ti prego perdonaci! Cucineremo qualcosa di altrettanto buono in quattro e quattro otto!» «Mamma per favore non ucciderci! È stato uno stupido errore». In tutto quel giustificarsi e frignare è davvero impossibile capire qualcosa. La Mamma ci mette un po’ a liberarsi delle scimmiette che al gran completo fanno di tutto per tenerla lontano dal forno e dall’aggeggio che gli sta accanto e gli assomiglia in tutto per tutto.
Macchina scimmietta neuroni… Forno… Omo promo… Cena. Dannate scimmiette! Non ditemi che…
La Mamma col suo cervellino turbo diesel ci mette un attimo a fare due più due ma poi capisce tutto. Si vede dal colore del suo viso che in pochi secondi passa dal solito rosato al rosso, poi al viola, al verde, al blu e poi ancora al rosso prima di diventare bianco. Un bianco quasi cadaverico. Pallida come un lenzuolo lancia un urlo e si accascia a terra svenuta. Per fortuna è solo un attimo ma le scimmiette si sono già dileguate in cerca di aiuto, degli ospiti, di sali e di qualcuno capace di salvare la loro amata genitrice. Solo una è rimasta, esce stiracchiandosi dalla macchina scimmietta-neuroni, poi si avvicina alla Mamma svenuta, digita qualcosa sull’ipad con le sue manine pelose, scarica un allegato e lo apre in un click, guarda la foto che compare sullo schermo, trangugia un sorso di vino dalla fiaschetta che il suo amico Giggi gli ha regalato per l’onomastico, poi guarda la signora svenuta e con gli occhi pieni di gioia esclama «Mamma!».

THE END

Ricapitolando, riassumendo, sintetizzando e tirando le somme la giuria dello “Scimmiette di Mare Project è composta da:

 

Estinto

  Gabriele Lattanzio - Il Vampiro 

Abruzzese classe ’79, vive e lavora a Milano da qualche anno. Suoi racconti sono apparsi su svariate riviste e antologie e ha ottenuto piazzamenti di merito in diversi concorsi letterari. Oltre al ruolo di responsabile dell’area concorsi di Edizioni XII, collabora attivamente con alcuni siti in qualità di recensore e articolista e svolge servizi di editing e copywriting per conto di un’agenzia di service letterario. Di lui si sa che ha un brutto carattere, va pazzo per le rosse e adora i Queens of the stone age.

Federica Piacentini - La Zia Fede 

Cresciuta in provincia con un libro tra le mani e l’altro sotto il braccio. Scrive poesie da quand’ero bambina, e non si è ancora stancata di farlo. Un diploma classico, una laurea triennale in Scienze dei beni musicali, cinematografici e teatrali a Siena e una specialistica in Editoria e Scrittura alla Sapienza. Durante gli anni universitari, ha curato una rubrica culturale dal titolo Speaker’s Corner presso il settimanale Tuttonotizie di Cassino e ha lavorato – e continua a farlo tuttora – come ufficio stampa per la Davide Pannozzo Band.
Attualmente segue in maniera autonoma due scrittrici emergenti come editor e ha partecipato come giurata al Premio Letterario Coppedè, II Edizione. È collaboratrice del web magazine oubliettemagazine e cura un blog personale dal titolo Metro-Post, Rapide fermate di lettura. Infine, ha progettato ed editato l’e-book GUITARlab, il metodo didattico di Davide Pannozzo, edito da Simplicissimus Book Farm. La sua poesia La Guerra è stata pubblicata in un’antologia da Giulio Perrone Editore.

Maurizio Bertino - Paperino Biografia NON PERVENUTA
Un ringraziamento va inoltre ad Alessio Valsecchi che non fa parte della giuria ma è stato coinvolto da quelle bastarde delle scimmiette in questo delirio. Appena scenderà dall’albero di banane su cui ha costruito la sua capanna vedremo di restituirgli un po’ della sua dignità.
C’è chi dice che Giggi il barbone, impazzito per la disperazione di aver perso il suo compare di bevute, in un atto di inconsulta ed estrema violenza abbia dato un taglio netto alla sua folta chioma.
Commenti
  1. Paola P scrive:

    ho paura di un paio di elementi della giuria. ma tanta tanta tanta :P

  2. Laura Platamone scrive:

    Ma no Paola cara! Vedrai che sono buoni buoni bravi bravi, la Mamma li ammansirà per te con grattini e birra da 4 soldi!

  3. Ottimo modo di presentarci la giuria! E che giuria… :)

  4. Maria scrive:

    Davvero affascinante la giuria ^_^

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